Paul Banks degli Interpol torna al progetto solista. Stavolta però abbandona lo pseudonimo di Julian Plenti e anzi, intitola “Banks” il disco, che uscirà nei prossimi giorni per Matador Records. Lo streaming è stato pubblicato sotto forma di playlist su Youtube, che potete ascoltare in sequenza dal player qui sopra. Continuo a pensare che il buon Paul farebbe meglio a concentrare le energie sul prossimo disco degli Interpol, tuttavia quando attacca a cantare non posso che alzare il volume e godere.
Come immaginavo, dopo esserci stata, posso affermare che chiunque ami la buona musica, la birra e il divertimento fino allo sfinimento, almeno una volta nella vita (ma meglio se più di frequente) dovrebbe andare allo Sziget, il festival che si tiene ogni agosto sull’isola Obuda sul Danubio, proprio al centro di Budapest.
Arriviamo nella tarda mattinata del 9 Agosto carichi per un programma che prevede, solo nel main stage, The Maccabees, Flogging Molly, Interpol e Pulp, solo per citare i primi. Non facciamo in tempo a scendere dal treno che porta proprio al centro dell’isola Obuda che l’atmosfera è già elettrizzante: migliaia di ragazzi da tutta europa -tra rasta, fricchettoni, metallari, alternativi e gente di tutti i tipi – li con un solo obiettivo: divertirsi e godersi musica e atmosfera. Tutti sono pronti a fare festa, ma allo stesso tempo c’è un mood davvero rilassato. L’organizzazione è ottima, zero code agli ingressi, controlli discreti e rilassati. Entriamo nell’area del festival ed è come entrare in un good trip che non ti lascia postumi; un insieme di suoni, immagini, intrattenimenti vari e persone che ti fanno pensare: “questo sarà certamente il punto più alto della mia vacanza. E in effetti per me è stato così.
Ci facciamo un giro per il parco le cui vie hanno nomi come “Jim Morrison Evenue” o “Bob Marley Street” attraversando l’area campeggio tanto per prendere coscienza della “fauna locale” e poi ci dirigiamo verso il Pop-Rock Main Stage che sarà la nostra base per gran parte della lunga giornata (e nottata): si avvicina il momento in cui i Maccabees apriranno le danze e volgiamo prenderci il nostro posto sotto il palco.
Ed ecco che dopo poco si parte: il sole è alto (sono circa le 15:00) e finalmente Orlando Weeks e i suoi salgono sul palco. Fanno un live fantastico, è la seconda volta che riesco a vederli suonare (purtroppo non frequentano molto il nostro paese) e devo dire che in entrambi i casi hanno confermato tutto quello che di positivo penso di loro. Peccato solo l’orario, me li sarei gustati di più un pò più in là nella giornata, magari verso le 6, infatti se proprio devo fare un appunto, la scaletta era discutibile almeno per me: avrei messo tranquillamente in apertura i trascurabile Rise Against (college punk dai ritornelli mono-vocale) tenendomi per dopo i Maccabees, che però a quanto pare non sono poi così famosi come pensavo, visto che ho anche notato che qualche cartellone in giro per l’isola riportava il loro nome con un errore di spelling (MaccabIEs).
Detto questo la risposta del pubblico è da subito molto calda. Essendomi fiondata sotto il palco appena arrivata nell’area main stage non mi ero resa conto di quanta gente si era affollata nel frattempo fino a quando non hanno mandato le immagini del pubblico sui maxischermi laterali al palco: commovente.
Dopo il gruppo di Brighton, giusto il tempo di tirare un attimo il fiato e partono i Flogging Molly, gruppo punk-folk irlandese – americano che sono stati la mia personale rivelazione del festival: vedere migliaia di persone saltare e ballare al ritmo delle loro chitarre e flauti irish esercitava un incontenibile richiamo a lanciarsi nella massa pogante che intanto si era creata sotto il palco.
Così la giornata è proseguita, tra birre, giri nei vari stand dove si tenevano anche workshop e dimostrazioni in vari settori, dalla grafica all’arte visiva, agli strumenti musicali alternativi, fino all’avvicinarsi delle 20:00 ora in cui erano attesi sul main stage gli Interpol. Mi riguadagno un’ottima posizione sotto il palco e mi preparo a godermi Paul Banks e soci. Concerto fantastico al tramonto, rinfrescato dall’onnipresente vento che impera a Budapest. Unico rammarico: i nwyorkesi suonavano praticamente in contemporanea agli italiani Bloody Beetroots che tenevano il loro set sul palco A38-WAN2. Peccato, me li sarei vista volentieri, ma amo troppo gli Interpol per rinunciarci.
Durante il live l’atmosfera si conferma fantastica: tutti partecipano, mi giro e non riesco a vedere la fine del pubblico; nelle prime file è tutto un saltare, sudare e cantare, e in alcuni momenti (come su Slow Hands o Evil) l’unica cosa che puoi fare è arrenderti all’ondata di pogo che ti trasporta in un nuovo punto del sotto palco.
A chiudere i live del main stage seguono i Pulp: Jarvis è un animale da palco, bravo a intrattenere fa un bel live, specie se sei stata un adolescente negli anni 90; anche in questo caso però avrei volentieri invertito la scaletta.
Da quel punto in poi si è aperta ufficialmente la notte dello Sziget: dj set, altri live, bunjee jumping e tantissime altre cose. Il programma era troppo fitto per farne un report dettagliato e i miei ricordi, dopo una certa ora, si fanno un pò confusi…ed eravamo solo al primo giorno: ne sono seguiti 4 altrettanto ricchi!
In ogni caso se l’anno prossimo sarete indicisi su cosa fare durante le ferie vi consiglio caldamente di prendere in considerazione Budapest durante lo Sziget tra le vostre ipotesi.
Per celebrare il successo che sta avendo il loro tour mondiale, gli Interpol regalano un Ep contenente alcuni estratti live. Il widget per scaricarli ha però il solito difetto di richiedere la mail, così vi risparmio tempo linkandovi direttamente lo zip. Embeddo invece qui sopra il player video che permette di vedere 3 estratti dal “Live At Music Hall” dello scorso ottobre [via]
E’ arrivato il quarto album degli Interpol. Si chiama Interpol. Una spiegazione del nome potrebbe essere che, dopo essersi allontanati parzialmente da quello stile dark, wave, da quelle canzoni dai rift tirati e dalle linee di basso ipnotiche parzialmente assenti nel loro lavoro precedente, battezzare con il proprio nome il quarto LP fosse dovuto alla volontà di tornare un pò alle origine, ritrovare quell’alchimia del debutto.
Un’altra spiegazione mi è venuta in mente dopo il primo ascolto a caldo: forse la vena creativa si è esaurita a tal punto da non trovare niente di meglio come titolo che il proprio omonimo. Ma poi ho pensato che il giudizio era troppo duro, dovuto alla delusione del primo ascolto distorto delle grandi aspettative.
C’è da dire che il compito per l’ex quartetto, ora trio (dopo l’addio del bassista Carlos Dengler), newyorchese era arduo. Insomma quando come primo album hai fatto Turn on the bright lights, a mio parere (e non solo mio) uno dei capolavori più convincenti dell’ultimo decennio poi mantenere quelli standard non è facile. Però è impossibile non notare la parabola discendente: Antics, pur non essendo all’altezza del debutto, era nel complesso un album convincente che, se pur con qualche filler nella tracklist, aveva dei brani davvero forti (come Evil diventato praticamente un inno per i fan ai concerti e Slowhands). Il successivo Our Love to Admire è decisamente un album più debole dei predecessori, forse il più debole in assoluto, e se pur con qualche parentesi interessante, alla sua uscita non c’era certo da gridare al miracolo.
E così arriviamo al quarto lavoro: Interpol, appunto. Il disco si apre con “Success” e “Memory serves”, forse due tra i brani più interessanti del disco, con intro di chitarra potenti corredate dalla altrettanto potente voce di Banks, ancora più oscura del solito per l’occasione. Segue “Summer Well” canzone nostalgia delle liriche un pò di cliché. Ci sono poi i singoli “Lights” e “Barricade”, i brani dove riconosciamo di più gli Interpol degli inizi, rift tirati, dialogo tra le chitarre di Kessler e Banks, basso ben presente. “Always malaise (The man I am)” è per me una questione irrisolta. Forse mi ci vorranno ancora un pò di ascolti per capirla, ma al momento mi sembra solo parecchio noiosa. Arrivano poi “Safe without” sorretta dalla presenza decisiva della batteria e “Try it on” annunciata da un intro di piano spiazzante. Si chiude con “All the ways” e “The undoing” un tentativo (non completamente riuscito) di ritrovare quelle cavalcate chitarristiche che dominavano il primo lp.
Ora, riflettendo più obiettivamente e non da innamorata delusa (si lo ammetto lo sono un pò quando si parla di loro) probabilmente Interpol è un lavoro migliore di Our love to admire, ma resta, purtroppo, distante chilometri da Antics e anni luce da Turn on the bright lights. Detto questo continuerò ad ascoltarli e a novembre andrò al loro concerto, perché se fosse un mondo perfetto potremmo essere più severi nel giudizio, ma se contestualizziamo il giudizio nel contemporaneo mercato discografico, gli Interpol restano uno dei gruppi migliori degli ultimi anni, anche quando non sono al 100%.
Il gruppo newyorkese è al lavoro sul nuovo album che personalmente attendo con ansia. Nel frattempo hanno messo in free download sul loro sito una nuova traccia che ci fa ben sperare per il nuovo lavoro.
La scaricate qui: http://www.interpolnyc.com
E la potete ascoltare qui!