Sound City è il rockumentary firmato Dave Grohl che racconta dell’omonimo studio californiano dove furono registrati alcuni capolavori del rock. Chiuso nel 2011, questo luogo ormai simbolico ha evidentemente lasciato un vuoto nell’ex batterista dei Nirvana, che ha voluto omaggiarlo con questo film. Il lancio avverrà il 18 gennaio, con una performance live dei Sound City Players, supergruppo messo insieme da Grohl in cui compariranno anche Stevie Nicks dei Fleetwood Mac e John Fogerty dei Creedence. Subito dopo, la proiezione al Sundance Film Festival.
Ringraziamo l’ottimo Andrea Ferroni che, a seguito del post su Xavier Rudd, ci segnala un festival italiano fortemente caratterizzato dal didgeridoo. Si tratta del Didjin’Oz di Forlimpopoli (FC), che si terrà il 13 e 14 luglio. Per tutti i dettagli fate riferimento al sito ufficiale.
Se poi davvero vi appassiona questo antico strumento aborigeno, potete acquistare qualche libro o disco pubblicato da Andrea, una vera autorità in materia. Sul suo sito trovate il catalogo completo, tra cui ci sono anche diversi free download.
Quando si parla di concerti interessanti a Milano, si parla quasi sempre di Magnolia. Il circolo con sede all’idroscalo è ormai un punto di riferimento imprescindibile e anche quest’anno celebra il suo successo con tre giorni di eventi: Magnolia Parade 2011. Da giovedì 1 settembre fino a sabato notte, si alterneranno on stage band internazionali come Unkle, Mogwai e Digitalism, alternate a realtà consolidate ed emergenti dell’indie rock nostrano. Prezzi popolari (20 euro a giornata), navette, quattro palchi diversi, expo e chillout area…insomma, c’è tutto il nécessaire per un festival come si deve. Per la line-up completa e tutte le info vi rimando al sito ufficiale. E dal momento che ci sarà anche un dj set di James Murphy (LCD Soundsystem), ne approfitto per linkarvi una sua performance per Beats In Space Radio, in download gratuito [via].
Come immaginavo, dopo esserci stata, posso affermare che chiunque ami la buona musica, la birra e il divertimento fino allo sfinimento, almeno una volta nella vita (ma meglio se più di frequente) dovrebbe andare allo Sziget, il festival che si tiene ogni agosto sull’isola Obuda sul Danubio, proprio al centro di Budapest.
Arriviamo nella tarda mattinata del 9 Agosto carichi per un programma che prevede, solo nel main stage, The Maccabees, Flogging Molly, Interpol e Pulp, solo per citare i primi. Non facciamo in tempo a scendere dal treno che porta proprio al centro dell’isola Obuda che l’atmosfera è già elettrizzante: migliaia di ragazzi da tutta europa -tra rasta, fricchettoni, metallari, alternativi e gente di tutti i tipi – li con un solo obiettivo: divertirsi e godersi musica e atmosfera. Tutti sono pronti a fare festa, ma allo stesso tempo c’è un mood davvero rilassato. L’organizzazione è ottima, zero code agli ingressi, controlli discreti e rilassati. Entriamo nell’area del festival ed è come entrare in un good trip che non ti lascia postumi; un insieme di suoni, immagini, intrattenimenti vari e persone che ti fanno pensare: “questo sarà certamente il punto più alto della mia vacanza. E in effetti per me è stato così.
Ci facciamo un giro per il parco le cui vie hanno nomi come “Jim Morrison Evenue” o “Bob Marley Street” attraversando l’area campeggio tanto per prendere coscienza della “fauna locale” e poi ci dirigiamo verso il Pop-Rock Main Stage che sarà la nostra base per gran parte della lunga giornata (e nottata): si avvicina il momento in cui i Maccabees apriranno le danze e volgiamo prenderci il nostro posto sotto il palco.
Ed ecco che dopo poco si parte: il sole è alto (sono circa le 15:00) e finalmente Orlando Weeks e i suoi salgono sul palco. Fanno un live fantastico, è la seconda volta che riesco a vederli suonare (purtroppo non frequentano molto il nostro paese) e devo dire che in entrambi i casi hanno confermato tutto quello che di positivo penso di loro. Peccato solo l’orario, me li sarei gustati di più un pò più in là nella giornata, magari verso le 6, infatti se proprio devo fare un appunto, la scaletta era discutibile almeno per me: avrei messo tranquillamente in apertura i trascurabile Rise Against (college punk dai ritornelli mono-vocale) tenendomi per dopo i Maccabees, che però a quanto pare non sono poi così famosi come pensavo, visto che ho anche notato che qualche cartellone in giro per l’isola riportava il loro nome con un errore di spelling (MaccabIEs).
Detto questo la risposta del pubblico è da subito molto calda. Essendomi fiondata sotto il palco appena arrivata nell’area main stage non mi ero resa conto di quanta gente si era affollata nel frattempo fino a quando non hanno mandato le immagini del pubblico sui maxischermi laterali al palco: commovente.
Dopo il gruppo di Brighton, giusto il tempo di tirare un attimo il fiato e partono i Flogging Molly, gruppo punk-folk irlandese – americano che sono stati la mia personale rivelazione del festival: vedere migliaia di persone saltare e ballare al ritmo delle loro chitarre e flauti irish esercitava un incontenibile richiamo a lanciarsi nella massa pogante che intanto si era creata sotto il palco.
Così la giornata è proseguita, tra birre, giri nei vari stand dove si tenevano anche workshop e dimostrazioni in vari settori, dalla grafica all’arte visiva, agli strumenti musicali alternativi, fino all’avvicinarsi delle 20:00 ora in cui erano attesi sul main stage gli Interpol. Mi riguadagno un’ottima posizione sotto il palco e mi preparo a godermi Paul Banks e soci. Concerto fantastico al tramonto, rinfrescato dall’onnipresente vento che impera a Budapest. Unico rammarico: i nwyorkesi suonavano praticamente in contemporanea agli italiani Bloody Beetroots che tenevano il loro set sul palco A38-WAN2. Peccato, me li sarei vista volentieri, ma amo troppo gli Interpol per rinunciarci.
Durante il live l’atmosfera si conferma fantastica: tutti partecipano, mi giro e non riesco a vedere la fine del pubblico; nelle prime file è tutto un saltare, sudare e cantare, e in alcuni momenti (come su Slow Hands o Evil) l’unica cosa che puoi fare è arrenderti all’ondata di pogo che ti trasporta in un nuovo punto del sotto palco.
A chiudere i live del main stage seguono i Pulp: Jarvis è un animale da palco, bravo a intrattenere fa un bel live, specie se sei stata un adolescente negli anni 90; anche in questo caso però avrei volentieri invertito la scaletta.
Da quel punto in poi si è aperta ufficialmente la notte dello Sziget: dj set, altri live, bunjee jumping e tantissime altre cose. Il programma era troppo fitto per farne un report dettagliato e i miei ricordi, dopo una certa ora, si fanno un pò confusi…ed eravamo solo al primo giorno: ne sono seguiti 4 altrettanto ricchi!
In ogni caso se l’anno prossimo sarete indicisi su cosa fare durante le ferie vi consiglio caldamente di prendere in considerazione Budapest durante lo Sziget tra le vostre ipotesi.
Per chi come me non avrà occasione di spostarsi più di una cinquantina di km nel weekend, viaggiare da fermi è più o meno l’unica soluzione possibile per gratificarsi un minimo. Non parlo di droghe psicotrope, ma di assistere al Lollapalooza, mega festival di Chicago che inizia proprio oggi e termina domenica. Sul canale ufficiale di Youtube è infatti possibile vedere in streaming tutte le maggiori performance, in diretta e con ottima qualità. C’è il problema del fuso orario, ma visti i nomi direi che si può fare uno sforzo. La line-up vede nomi come Foo Fighters, Muse, Coldplay, My Morning Jacket, Arctic Monkeys, Ok Go, Black Lips e decine di altri. In questo momento mi sto guardando i Two Doors Cinema Club e devo dire che, con il video a full screen e il volume in cuffia bello sparato, il livello di trasporto è quasi paragonabile a quelli che lì ci stanno davvero. E mi risparmio pure il sole a picco, che a giudicare dal colore paonazzo del cantante, deve aver fatto schizzare la colonnina di mercurio.
C’è voluto un piccolo festival di provincia per farmi apprezzare i Casino Royale dal vivo, che finora avevo visto solo in un paio di occasioni di sfuggita. Il Free Tribe mi ha dato l’occasione buona per piazzarmi a pochi metri dal palco e gustarmi la performance di Alioscia, Cesarone e soci. Confesso che vedere una band italiana per me così importante esibirsi di fronte ad un pubblico piuttosto esiguo ed inizialmente freddo, mi indispone un poco. I Nostri però dimostrano vera passione e professionalità, costruendo un live incalzante, muovendosi tra presente e passato e riuscendo così nell’impresa di coinvolgere e far muovere il culo a tutti i presenti, nessuno escluso. Hai voglia a dire che non son più quelli di una volta, che senza Giuliano Palma è tutt’altra cosa, che non riusciranno più a bissare il capolavoro CRX. La realtà è che nonostante il calo di popolarità avuto negli anni, il nucleo è rimasto intatto, così come l’identità e il feeling tra i suoi membri. Il risultato è poter ascoltare classici come “Future” sentendosi appieno nel 1997 e allo stesso tempo godersi i pezzi dell’ultimo ottimo disco “Io e la mia ombra”, colonna sonora dell’estate ’011. E che Giuliano continui a divertirsi con le trombette dei Bluebeaters se preferisce.
Grazie a Stefano Pescio per la foto dell’evento. Qui potete vedere l’intera gallery.
Ascolta: Future