Gotye è senza dubbio il personaggio australiano che più catalizza l’attenzione in questo momento, e aggiungo meritatamente. Ma se si vuole ascoltare la vera anima del down-under, bisogna volgere altrove i padiglioni auricolari; magari sul nuovo album di Xavier Rudd, cantautore genuino e di basso profilo che senza troppi clamori è già arrivato al settimo lavoro di studio. Dopo averlo visto live nel 2006 (vedi report) speravamo in una sua ascesa o maggiore affermazione, invece il mondo del pop sembra non interessare al buon Xav, che ha continuato per la sua strada senza alti nè bassi, fiero del suo folk acustico pregno di tradizione aborigena e avulso da logiche commerciali. Così resteremo in pochi a conoscere e apprezzare il suono dei suoi didgeridoo, le sue performance polistrumentistiche e il mood positivo che sa trasmettere. Ma almeno non avremo problemi a trovare biglietti per la sue date italiane, previste per il 20 e 21 luglio a Milano e Roma. Nel frattempo, eccovi lo streaming di Spirit Bird.
L’aspetto migliore di questo concerto? La venue a 1.5 minuti a piedi da casa mia. Cosa c’è di meglio di starsene comodi sul divano fino a 5 minuti prima che l’artista salga sul palco? Beh, di meglio c’è appunto vedere quest’uomo delle Northern Beaches di Sydney che, armato di chitarra, presenta finalmente dal vivo il suo lavoro da solista.
Nonostante il sempre annoso problema del pubblico australiano che fa casino dando le spalle al palco (!) mentre io cerco di concentrarmi su uno splendido arrangiamento di “Under the Landslide” (dal precedente album “Separatista!”), il concerto è una chicca. Dimostrazione che, se sai suonare bene la chitarra, non serve molto altro per creare un bellissimo spettacolo. Questo concerto era anche uno dei primi live in cui Mat. ha presentato il suo ultimo album “Love Come Save Me“, una collezione di pezzi acustici della quale io, come tanti altri, ho seguito passo passo la creazione. L’idea di un nuovo album, gli aggiornamenti sul suo progresso, qualche pezzo in anteprima, l’uscita in download gratuito, e finalmente il live, e il cerchio che si chiude.
Spettacolo molto piacevole, venue perfetta per un concerto che ha mescolato pezzi acustici che io adoro come “Pocket Full of Shells”, “Strange Days” e “La Mar” a classici più funky di The Beautiful Girls come “Periscopes” e “Music”.
Purtroppo dubito che Mat., ormai dichiaratamente senza una lira, si farà mai vedere in Italia, quindi… Ecco un’altra ottima ragione per una vacanza in Australia!
Dalle Northern Beaches di Sydney, torna (finalmente) a farsi sentire Mat. McHugh. Il frontman di The Beautiful Girls ha da poco rilasciato un disco solista che è una vera chicca per chi ama la musica acustica/roots/raggae/da spiaggia (!). Alla Jack Johnson, se vogliamo, ma con meno pretese.
Le 10 tracce di “Love Come Save Me” sono una finestra aperta sull’oceano, un pomeriggio di sole in spiaggia, una boccata d’aria pura, e soprattutto molto amore. Così tanto che il buon Mat., notoriamente molto attivo su Facebook, dopo lunghe consultazioni con i suoi fans ha deciso di regalarci il suo album in download gratuito! Iniziativa mica male, dettata dal fatto che l’idea fondamentale per Mat. è di condividere senza limitazioni quella cosa bellissima che è la musica. Buon ascolto!
Non molto tempo fa, si discuteva con un altro Rocksucker di come la svolta lievemente fighetta di John Butler (taglio dei dreads, videoclip con sguardi ammiccanti alla telecamera, etc.) non ci avesse convinto del tutto.
Io però già avevo in mano il biglietto del concerto… Non troppo convinta, e come sempre del tutto impreparata sull’ultimo album (April Uprising), mi sono avviata all’Hordern in netto ritardo, e perdendomi l’apertura di Blue King Brown.
Che dire? L’apparenza inganna! Il talento alla chitarra di Mr Butler vale da solo il prezzo del biglietto, e senza dubbio la sua nuova formazione – con tali Nicky Bomba alle percussioni (una vera bomba!) e Byron Luiters al basso – non è da meno. Quasi 3 ore di blues & roots, funky, rock e pezzi acustici che ti cambiano il morale, ti fanno ballare e ti fanno anche un po’ pensare.
JBT, da sempre promotore dei diritti della popolazione Aborigena australiana, apre la serata presentando Joseph Roe, leader Aborigeno di Broome, col quale sta promuovendo la campagna Save The Kimberley. Ancora freschi di disastro ecologico nel Golfo Del Messico, il Western Australia pensa bene di trasformare ettari ed ettari di meraviglie naturali in un deposito di gas. Bravi Aussie! Quindi, dopo aver convinto qualche centinaio di persone (me inclusa) a firmare, è ora di fare sul serio.
Pezzi dal nuovo album che non conosco – a parte ovviamente “Better Than” e “Close to you” – si alternano (per fortuna!) a brani classici del repertorio JBT. “Zebra”, “Treat your mama”, “We used to get high”, e poi vere jam session random, assoli di basso e batteria, virtuosismi vari alla chitarra.
Bellissima l’esecuzione acustica di “Thou Shalt Not Steal”, cover di Kev Carmody. Nel video c’è solo la prima parte, perché ovviamente non avevo svuotato la memory card!
Come sempre incredibile “Ocean”, 12 minuti di pura e semplice chitarra, così bella che i peli fanno la ola!
E poi grande conclusione con “Peaches & Cream”, altro pezzo acustico che non ascoltavo da tanto, ma che fa sempre bene alle orecchie, e un po’ anche all’anima.
Insomma, triple thumbs up for The John Butler Trio!
Unica nota negativa, come sempre, è il pubblico australiano. Una manica di debosciati gonfi di birra, che ignorano il concetto del concerto come momento in cui puoi ascoltare musica e al massimo cantare. Su questo punto l’Italia non ha proprio niente da invidiare a questo paese! Prego notare nel video qui sopra quanto son riusciti a rispettare il silenzio richiesto dalla band durante l’esecuzione di “Thou Shalt Not Steal”… In particolare la tipa che all’inizio urla “bloody hell!” con la voce di Wanna Marchi. Epic fail, Australia!
Un pò di sintetizzatori ogni tanto non guastano, specie se arrivano dal down-under. I Midnight Juggernauts nascono infatti a Melbourne e potremmo collocare il loro electro-pop caleidoscopico all’interno di quella nuova ondata di band di cui fanno parte tra gli altri MGMT, Cut Copy, Empire of the sun. Un genere che continuiamo a considerare un pò effimero, ma che sta di fatto ottenendo sempre più riscontro nelle charts mondiali. Vedremo se anche i MJ con il loro nuovo album “Crystal Axes” sapranno ritagliarsi un pò di successo. Il loro singolo “Get Connected”, di certo lo meriterebbe.