Suonia è un progetto italiano basato sull’ascolto di musica in streaming grazie all’immenso database di Youtube. Niente di nuovo fin qui, ma la logica di Suonia è differente perchè basata sul concetto di album. La homepage è infatti una lunga infilata di Lp, che si incrementa scrollando la pagina, permettendo di apprezzare le cover e fornendo idee su cosa ascoltare. Scegliendo un disco poi troviamo le varie tracce di cui è composto, collegati ai corrispondenti video se presenti, oppure soltanto elencate. Un nota di merito per la grafica curata e funzionale, mentre la pecca è lo scarso catalogo per ora disponibile e l’impossibilità di incrementarlo da parte degli utenti.
Uno sguardo più attento al panorama indipendente italiano, può rivelare spesso piacevoli sorprese. E’ il caso dei Lo.Mo, band varesina dalle forti tinte noir che ricorda a tratti le ballate dei Marlene Kuntz e avrebbe buone potenzialità per farsi notare. Dopo un primo disco ben giudicato dalla critica ma insufficiente per il successo, ci riprovano con “Il tre nel segno”, nuovo Lp in uscita a gennaio. La presentazione con live annesso è fissata per questo sabato al Twiggy di Varese.
Per ascoltare alcuni pezzi del loro repertorio, andate sul loro Myspace.
Una spettacolare amalgama tra design, gaming ed esperienza musicale, che inizialmente disorienta, poi affascina e infine conquista. Sto parlando di “Biophilia“, primo vero ibrido tra album musicale e app per iPad, partorito dall’inesauribile creatività di Björk. Ho avuto finalmente modo di approfondirlo e testarlo parzialmente, così ora posso raccontarvelo come si deve.
Partiamo dalla genesi, ovvero da cosa è scaturito l’evolversi di un simile progetto. L’aspetto didattico ha giocato sicuramente un ruolo chiave: l’idea di un museo della creatività musicale, in cui in ogni stanza si impara qualcosa sulla composizione, era da tempo un pallino di Bjork, mai realizzato a causa di diverse problematiche tecniche. A questo si aggiunge la costante volontà di migliorare la dimensione live e in generale il rapporto col pubblico, da sempre essenziale nella carriera dell’artista islandese. Già dal 2007, per il tour di Volta, erano stati utilizzati strumenti “touch” durante le sue performance, mentre il tema della fusione tra organico e meccanico, risale ancora a prima e rappresenta un’urgenza espressiva quasi viscerale per la cantante.
Così è avvenuto che quando tutti questi elementi si sono trovati di fronte alle possibilità offerte dal tablet di Steve Jobs, a B. si è accesa un’immensa lampadina: c’erano finalmente le premesse e le potenzialità giuste per costruire quel qualcosa di rivoluzionario che finora era vissuto soltanto nella sua mente.
Il passo successivo è stato trovare chi poteva tradurre in realtà gli astratti concetti di Biophilia. Programmatori, designers ed esperti di vario genere sono stati contattati per formare un team e sintetizzare il tutto nelle giuste forme e linguaggi. Attraverso un grosso lavoro tecnico ed organizzativo, si è dunque arrivati al risultato finale.
Risultato che consiste, in sintesi, in una serie di esperienze sul rapporto tra le strutture musicali e i fenomeni della natura e nella loro esplorazione dall’atomo al cosmo.
Per assimilare e comprendere al meglio Biophilia è necessario provarla con i propri polpastrelli, ma ecco brevemente cosa potrete sperimentare attraverso il vostro iPad e qualche euro di acquisto:
Cosmogony:
E’ una sorta di karaoke organico, che traccia un percorso grafico basato sulla melodia della canzone. Si tratta dell’unica canzone/app gratuita e già compresa nell’app madre.
Moon: E’ un sequencer, visivamente basato su uno scheletro umano, percorso da strane forme tubolari e circondato da fasi lunari, che si accendono seguendo le note della canzone.
Thunderbolt: Modularori di frequenza con scariche elettriche in stile Tesla, che a ritmo del pezzo si animano e incrementano nuove forme geometriche.
Crystalline: Ci si muove in una serie di tunnel tra poligoni colorati, con la possibilità di creare e salvare nuove forme, strutture e sonorità.
Sacrifice: si compone essenzialmente di un “music soundwriter notation tool”, che permette di comporre del testo associato alla musica, generando un pentagramma fatto di lettering bizzarro e colorato.
Hollow: forse la più immersiva e graficamente meglio riuscita. Ci introduce in un sistema venoso, raggiungendo poi la struttura genetica e i filamenti di dna, lasciando a bocca aperta per bellezza e suggestione dei modelli.
Solstice: uno stilizzato albero di natale suonabile ed ispirato al sistema solare, che attraverso raggi di luce evidenzia le orbite dei pianeti, associandole a delicate note di pianoforte.
Dark Matter: un’applicazione molto istruttiva: graficamente si presenta con piccole fiammelle collegate tra di loro e percorse da particelle che ricordano lontane galassie nebuloso. Lo schema interattivo è pensato per l’apprendimento guidato di scale cromatiche e sonore in vari livelli di difficoltà.
Mutual Core: l’idea di base è la struttura del nostro pianeta e gli strati che lo compongono. smontate la terra come una matrioska ed utilizzate i vari pezzi per fare musica.
Virus: riproduce il ciclo di vita di un virus. per ascoltare la canzone è necessario lasciare che la cellula venga attaccata dal virus, fino alla sua distruzione, contemporanea alla fine della canzone.
Come avrete capito ogni applicazione è associata ad una canzone dell’album e offre un tipo di interazione diverso a seconda del fenomeno scientifico raccontato dal brano. Manipolazione sonora, grafica e testuale sono comunque gli elementi di base, che conferiscono all’intero album un senso più ampio, che va oltre il semplice ascolto e i soliti videoclip.
Ho letto molte critiche sulla stravaganza, inutilità e inconsistenza di questo progetto. Normale, i pionieri in qualche modo offrono sempre il fianco ai pareri negativi di chi ancora non capisce cosa sta guardando. Personalmente lo trovo invece geniale e poetico per intuizione, splendido dal punto di vista realizzativo e determinante nell’aprire una nuova strada su cui ora tutti potranno misurarsi.
Anche se, mi rendo conto, Björk è avanti qualche anno luce rispetto all’establishment musicale. Ci sarà da aspettare.
Fonti: Wired.it
Visti per la prima volta in streaming sul palco di Glastonbury, questi Little Dragon mi hanno fatto subito buona impressione. Merito forse della brava e carina Yukimi Nagano, cantante nippo-svedese ricca di personalità e dotata di una voce dalla timbrica suadente. Oppure dell’utilizzo “giocoso” che fanno di synth e strumenti durante il live. Così pur non essendo nulla di particolarmente interessante dal punto di vista musicale, al momento mi sto ascoltando il disco “Ritual Union” con piacere. Il loro dream-pop sintetico è disimpegnato e rilassante, ideale per un fine luglio senza troppe pretese. In streaming per voi, via Npr.
In un mondo perfetto, il pop sarebbe come il nuovo disco dei Gomez. Belle melodie, arrangiamenti curati, sonorità morbide ma con anima rock e una poco appariscente ma riuscita sintesi tra generi diversi. Unica pecca è forse la non irresistibile cover, che possiamo comunque perdonargli abbondantemente. Per il resto cliccate su play qui sotto e ditemi se “Whatevers on your mind” non è un signor album, che soddisferà i fan storici della band e soprattutto piacerà a chiunque non li conosca ma sia dotato un minimo di sensibilità e gusto musicali. Inevitabilmente uno dei dischi che ascolteremo di più quest’estate.
Danger Mouse si conferma ancora una volta come il produttore perfetto: re mida di soul, hip-hop ed r&b con Gnarls Barkley e Dark Night of The Soul, genio dell’indie-rock con Broken Bells e ora persino novello Ennio Morricone con il nuovo progetto “Rome“, composto insieme all’italiano Daniele Luppi. Un album dalle atmosfere spaghetti western, registrato con strumenti dell’epoca dei film di Sergio Leone e con la collaborazione di alcuni esecutori originali. Presente anche la voce di Edda Dell’Orso, cantante della colonna sonora de “Il Buono, il Brutto e il Cattivo”. Aggiungeteci il pianoforte di Daniele Luppi e la partecipazione di Jack White e Norah Jones et voilà, il discone è servito. L’eredità cinematografica ed immaginifica del selvaggio west rivisitata con rispetto, stile e perfetto adattamento contemporaneo. Anche i maestri del genere, approverebbero. [via]