Una novità per chi, come noi, segue Preavy Rotation:
L’amico ed autore di tale rubrica, Andrea Prevignano, annuncia:
“ho deciso di buttarmi nel torbido mondo dei podcast, dopo avere scaricato un audio editor dozzinale e avere imparato i rudimenti del copiaincolla. Con frequenza settimanale vi proporrò tre brani legati da un filo conduttore, senza alcun commento, una sorta di sfondo sonoro ansiogeno ai vostri dormiveglia sudati. Ogni podcast sarà accompagnato da un numero di serie e dalle note secche riguardanti le canzoni, null’altro.”
Volevo parlarvi dell’album dei Wavves, che mi piace assai. Tuttavia mi stavo chiedendo: Vale davvero la pena di spendere parole ed elogi quando è così comodo il “generatore di recensioni indie” di Polygen?
“Post-southern-new wave-no wave. Weird-house. Arcano. Ghiandolare.
C’e’ lo zampino di Toru Mitata nel gruppo che gravita intorno al corno inglese di Bjork. Strumentazione scismatica (batteria, voce, cinghia di trasmissione, pianola, sitar, tastiere, bassi, grancassa), voce dada-freak, cinghie di trasmissione lucide, per un album autistico, adatto a stupri senza meta.
Drammatiche no wave e persecuzioni lottano tra loro presentando una sincerita’ cinematica. Un disco per afgani (anti)estetici.”
King of the beach

Scusate, Jon Bon Jovi mi fa cagare alla n e non associerò nessun audio a questo post. Ma questa foto, fatta saltar fuori in questi giorni dal suo ex agente, non potevo evitare di pubblicarla! Perchè trasuda quell’immaginario rock fatto di sesso con groupies, party sfrenati in stanze d’hotel incasinate e vita vissuta senza freni e senza paranoie. Quel cazzo di un cotonato, finto hard-rocker e lagnoso di Bon Jovi non è la figura che ti aspetteresti di vedere in un’immagine del genere. Eppure nel dorato ’85 anche lui se la godeva, a quanto pare. Perchè oggi le cosidette rockstar non sanno far altro che trasmettere depressione, noia e autolesionismo? Ian Curtis è stato uno ed irreplicabile: su con la vita, checcazzo!
p.s. Cosa sta cercando di fare il tizio sulla sinistra?
C’era una volta la nostra rubrica settimanale “Favourite covers”, che tra l’altro è sempre disponibile qui, se volete farvi un tuffo nel passato. Da tempo l’abbiamo ormai abbandonata, ma il nostro interesse artistico e sociologico verso le copertine (vecchie e nuove) degli album continua e di tanto in tanto troviamo l’occasione per farne un post. Quello di oggi però non è di certo lusinghiero, perchè come avrete intuito dall’immagine qui a fianco, vi segnaliamo alcune tra le immagini discografiche più grottesche e oscene di sempre. Trash all’ennesima potenza e quasi da voltastomaco, ma il risultato è più esilarante di una parodia.
La gallery completa a questo link.